Il fringe benefit dell’auto aziendale impatta sui veicoli concessi ai dipendenti anche per uso personale, oltre che lavorativo. È il caso tipico dell’auto a uso promiscuo dove il mezzo che serve per lavorare può essere usato anche fuori dall’orario di lavoro.
Anche nel 2026 il calcolo resta legato alle tabelle ACI e alla percorrenza convenzionale di 15.000 km annui.
A cambiare è soprattutto la percentuale applicata in base al tipo di alimentazione del veicolo.
| Tipologia veicolo | Percentuale tassata |
| Auto elettrica | 10% |
| Ibrida plug-in | 20% |
| Benzina, diesel e altre alimentazioni | 50% |
Possiamo considera la differenza come rilevante perchè un’auto elettrica genera un imponibile molto più basso rispetto a un veicolo diesel o benzina. Per l’azienda, la tassazione incide sulla scelta dei modelli da inserire in flotta e per il dipendente, sul valore che viene riportato in busta paga.
Per questo motivo, quando si assegna un’auto aziendale, a guidare la scelta non sono solo il canone, il prezzo d’acquisto o i consumi ma serve valutare anche l’effetto fiscale del veicolo, soprattutto se viene utilizzato ad uso promiscuo.
In questo articolo
Il fringe benefit sull’auto aziendale nasce quando l’azienda assegna al dipendente un veicolo utilizzabile anche per esigenze personali, oltre che lavorative. È il caso dell’auto a uso promiscuo, ovvero quando il dipendente la usa per appuntamenti, trasferte o visite ai clienti, ma anche per andare da casa all’ufficio, muoversi nel tempo libero o viaggiare nel weekend, se previsto dalle policy aziendali.
A questo utilizzo privato viene assegnato un valore economico e per questo motivo viene riportato in busta paga e tassato secondo criteri specifici. Il dipendente non sostiene l’intero costo dell’auto, ma vede aggiunta una quota al proprio reddito calcolata in modo convenzionale. Nel linguaggio del lavoro, fringe benefit indica infatti un beneficio “accessorio”, cioè qualcosa che si aggiunge allo stipendio principale.
Per evitare dubbi o incomprensioni, l’assegnazione dell’auto deve essere regolata da un accordo scritto. Nel documento devono essere chiariti aspetti come carburante, manutenzione, multe, parcheggi, sinistri e limiti di utilizzo.
Una car policy ben definita aiuta l’azienda a gestire meglio la flotta e permette al dipendente di sapere con precisione cosa è incluso nel benefit e cosa resta a suo carico.
Il calcolo del fringe benefit per l’auto aziendale parte dalle tabelle ACI, che vengono aggiornate ogni anno. Le tabelle indicano il costo chilometrico di esercizio dei diversi modelli di auto, cioè una stima dei costi legati all’utilizzo del veicolo.
La normativa non considera i chilometri realmente percorsi dal dipendente per uso privato ma usa invece una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui. Su questo valore viene poi applicata una percentuale diversa in base all’alimentazione del veicolo.
| Passaggio | Cosa si considera |
| Step 1 | Costo chilometrico indicato nelle tabelle ACI |
| Step 2 | Percorrenza convenzionale di 15.000 km annui |
| Step 3 | Percentuale prevista per il tipo di veicolo |
| Step 4 | Eventuali somme trattenute al dipendente |
Descritto in modo semplificato, il calcolo del fringe benefit segue questa logica:
costo chilometrico ACI × 15.000 km × percentuale prevista
Il risultato è il valore annuo del fringe benefit da riportare in busta paga. Questo importo non coincide con il costo totale dell’auto per l’azienda, ma rappresenta il valore fiscale attribuito all’uso privato del veicolo.
Perché il tipo di alimentazione dell’auto incide direttamente sul valore del fringe benefit?
L’obiettivo è favorire i veicoli a basse emissioni di CO2 e rendere meno convenienti le motorizzazioni tradizionali. Come già spiegato precedentemente, per le auto elettriche la quota tassata scende al 10%, mentre per le ibride plug-in sale al 20%. Benzina, diesel, mild hybrid e altre alimentazioni restano invece al 50%.
Per capire come la differenza può incidere in modo concreto sulla busta paga del dipendente a parità di valore dell’auto, vediamo nell’esempio sotto come un modello elettrico genera un imponibile molto più basso rispetto a un veicolo endotermico.
| Veicolo | Valore convenzionale | Passaggio | Cosa si considera |
| Auto elettrica | 6.000 € | 10% | 600 € |
| Auto diesel | 6.000 € | 50% | 3.000 € |
Nel primo esempio, il dipendente si ritrova in busta paga un imponibile aggiuntivo di 600 euro annui. Nel secondo, invece, l’importo sale a 3.000 euro annui. Questa somma viene aggiunta allo stipendio lordo e concorre al calcolo di IRPEF e contributi. In pratica, più alto è il valore del fringe benefit, maggiore sarà la quota tassata e più evidente potrà essere l’effetto sul netto mensile percepito dal dipendente.
In azienda vanno valutati i consumi e gli aspetti legati alla sostenibilità ma anche il costo fiscale complessivo e l’attrattività del benefit per i dipendenti.
In molti casi, il passaggio a modelli elettrici o plug-in permette di mantenere più competitivo il pacchetto retributivo senza aumentare il costo diretto del lavoro.
Fino al 2024 il fringe benefit auto aziendale veniva calcolato principalmente in base alle emissioni di CO2 del veicolo. Il sistema prevedeva diverse fasce: alle auto meno inquinanti venivano applicate percentuali più basse, mentre quelle con emissioni elevate subivano una tassazione maggiore.
Per molte vetture aziendali la percentuale di riferimento era il 25% del costo convenzionale calcolato sulle tabelle ACI, con aumenti progressivi per i modelli più inquinanti.
Dal 2025 il meccanismo è stato semplificato e il criterio è cambiato. Non conta più la fascia precisa di emissioni, ma soprattutto il tipo di alimentazione del veicolo. Le nuove percentuali non incidono solo sulla tassazione del dipendente ma cambiano anche il modo in cui le aziende devono gestire la flotta aziendale. Quando il valore del fringe benefit cresce, aumenta anche la quota soggetta a IRPEF e contributi e può ridurre il vantaggio economico percepito dal dipendente.
Molte imprese stanno quindi rivedendo le proprie car policy, valutando modelli elettrici o ibridi plug-in per contenere il valore imponibile in busta paga.
La scelta del veicolo oggi riguarda diversi aspetti:
| Aspetto | Impatto sulla flotta |
| Tassazione | Maggiore costo per i veicoli endotermici |
| Benefit dipendente | Auto elettriche più vantaggiose |
| Costi aziendali | Possibile ottimizzazione fiscale |
| Sostenibilità | Riduzione delle emissioni della flotta |
Il fleet manager deve oggi trovare un equilibrio tra costi, utilizzo dei mezzi, esigenze e normativa fiscale. L’auto viene selezionata sia in base al canone o al prezzo d’acquisto ma anche valutando il costo complessivo di gestione del veicolo nel tempo.
Per approfondire questi aspetti leggi la nostra guida su acquisto, leasing o noleggio auto aziendale.

Secondo il 25° rapporto ANIASA (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive) nelle flotte italiane, sia di proprietà sia a noleggio, stanno crescendo le immatricolazioni di auto a benzina, mild hybrid, elettriche e soprattutto plug-in hybrid, anche per effetto della nuova disciplina sui fringe benefit. Aumenti rilevanti, seppure su volumi ancora contenuti, si registrano anche per il GPL, una soluzione storicamente meno scelta dagli utenti aziendali. Restano invece stabili le full hybrid, mentre il diesel continua a perdere terreno: già dal 2024 ha ceduto il primato alle mild hybrid. Le elettriche crescono da 23.000 a 31.000 unità, ma restano ancora lontane dai volumi registrati nelle flotte degli altri principali Paesi europei.
Dal punto di vista normativo, il riferimento principale per il fringe benefit auto aziendale resta l’art. 51 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), aggiornato dalla Legge di Bilancio 2025, che ha introdotto il nuovo sistema basato sull’alimentazione del veicolo invece che sulle sole emissioni di CO2. Fonte: https://www.consulentidellavoro.it/home/storico-articoli/18789-fringe-benefit-veicoli-aziendali-le-istruzioni-delle-entrate
Per il calcolo del benefit vengono invece utilizzate le tabelle pubblicate ogni anno da ACI – Automobile Club d’Italia, che definiscono il costo chilometrico convenzionale dei diversi modelli di auto. Le tabelle ACI rappresentano il riferimento ufficiale utilizzato da aziende, consulenti del lavoro e uffici HR per determinare il valore imponibile del benefit in busta paga.
Quando un’azienda assegna l’auto ai dipendenti, la scelta della formula di gestione influisce anche sul controllo dei costi legati al fringe benefit.
Acquisto, leasing e noleggio a lungo termine hanno caratteristiche diverse sotto il profilo operativo, fiscale e amministrativo.
La soluzione più adatta dipende soprattutto da:
| Formula | Caratteristiche principali |
| Acquisto | Maggiore investimento iniziale e gestione interna |
| Leasing | Canoni periodici con possibilità di riscatto finale |
| Noleggio lungo termine | Costi programmabili e servizi inclusi |
Negli ultimi anni molte aziende hanno scelto il noleggio a lungo termine perché permette di avere costi più prevedibili e una gestione semplificata della flotta. Assicurazione, manutenzione e assistenza sono spesso inclusi nel canone e sgravano la gestione interna. Anche il rinnovo dei veicoli risulta più semplice. Questo aspetto diventa importante soprattutto oggi, con l’aumento delle auto elettriche e plug-in nelle flotte aziendali e con le nuove regole sul fringe benefit.
La gestione del fringe benefit richiede controllo costante su assegnazioni, costi, percorrenze, contratti e car policy. Quando la flotta cresce, gestire questi aspetti con fogli Excel o strumenti separati diventa più complesso e aumenta il rischio di errori operativi.
FleetUP aiuta fleet manager e aziende a centralizzare la gestione della flotta in un’unica piattaforma. Il software permette di controllare veicoli, conducenti, manutenzioni, documenti, scadenze e contratti, includendo anche funzionalità dedicate al calcolo automatico dei fringe benefit.
La piattaforma consente inoltre di:
Per il fleet manager significa avere dati aggiornati, una visione più chiara dei costi della flotta e meno attività manuali legate alla gestione quotidiana dei veicoli.
Il valore del benefit viene aggiunto al reddito del dipendente e tassato in busta paga. L’importo dipende dal costo ACI del veicolo e dalla percentuale prevista in base all’alimentazione dell’auto.
Dipende dal modello assegnato e dalla relativa percentuale di tassazione. Le auto elettriche generano un imponibile più basso rispetto ai veicoli benzina o diesel.
Sì. Per le auto elettriche viene tassato il 10% del valore convenzionale del fringe benefit, mentre per le ibride plug-in la quota sale al 20%. Benzina e diesel arrivano invece al 50%, con un impatto generalmente più alto sulla busta paga del dipendente.
Sì. Le regole agevolate si applicano quando il veicolo viene utilizzato sia per lavoro sia per esigenze personali del dipendente.
Di solito intervengono più figure: amministrazione, HR e fleet manager. La gestione riguarda sia gli aspetti fiscali sia la definizione della car policy e della flotta aziendale.
Scopri il software per gestire la flotta aziendale
FleetUP è la soluzione avanzata per la gestione del parco auto, uno strumento evoluto e custom che migliora l'efficienza operativa, ottimizza i costi e potenzia le performance globali della flotta.
Grazie ad analisi approfondite dei dati, dashboard complete e monitoraggio in tempo reale di mezzi e conducenti, avrai il controllo assoluto di tutti i costi, le scadenze e anomalie del tuo parco auto.

